08/09/18

Scartare quasi tutto (appunti per niente 1)



La prima cosa che si fa, praticamente, sempre, è scartare quasi tutto; dichiararlo, più spesso in modo implicito che esplicitamente, insignificante; cancellarlo, eliminarlo o, se proprio, lasciarlo sullo sfondo, indistinto, da cui estrarlo quando serve, relegando qualcos’altro, al suo posto, nell’universo del quasi nulla, salvo poi trovarsi, magari, senza parole o altre forme o strumenti per nominarlo, usarlo, forgiarlo.
Lo si riconosce, allora, come non conosciuto; lo si contraddistingue come non distinto, non adeguatamente quanto meno, e però presente qui, ora, che reclama, poiché l’hai estratto da dove stava, un nome, un uso o una forma in qualche modo definiti, precisi. Almeno come tentativo, come esistenza provvisoria, precaria, e però in quel momento e modo certa, solida, indubitabile, e quindi, finché è lì e così, fuori dal tempo; o forse, meglio, come tempo incarnato, solidificato, consolidato, inscalfibile.

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