
Siamo disorientati, insicuri, la realtà si è fatta porosa,
sempre più permeabile, incomprensibile da qualsiasi lato la si guardi, e
pertanto sempre minacciosa. Tutti i confini sembrano essersi dissolti, nemmeno
la propria casa è più un rifugio, una dimora, qualcosa che resta solido dove è
sempre stato, il luogo dell’intimità e della sicurezza, e anzi spesso tende a
trasformarsi in una trappola, la più micidiale. Il pericolo che incombe da
fuori la rovescia come un guanto proprio nel momento in cui ci si chiude in
essa per proteggersene. Più ci si chiude per proteggersi, più essa da fortezza
si tramuta in prigione. Lo è sempre stata, ma la minaccia che preme sempre più
da vicino, onnipresente, ora lo rende più evidente a tutti. Niente è come è.
Tutto appare strano, l’inconsueto stravolge i lineamenti del consueto,
l’orizzonte si restringe come un cappio, lo spazio della comprensione si
riduce, le categorie che reggevamo la vita impensata perché certa, efficace,
mostrano tutta la loro inadeguatezza, non funzionano più. L’abitudine che
rendeva ‘naturali’ gesti e relazioni scopre la propria natura di costruzione
artificiale, la mancanza di fondamento che nessuna condivisione contribuisce
più a tenere in piedi. La dissoluzione della regola, che garantiva certezza anche
se poteva sembrare una limitazione, non lascia il posto alla libertà ma al
disorientamento. L’altro è qui, incomprensibile, e quindi minaccioso. Alcuni
eventi eclatanti (attentati, guerre, emigrazioni di massa) e altri di minor
portata ma a volte di impatto anche maggiore (comportamenti imprevedibili di
persone vicine, amici trasformati in mostri, agnelli in carnefici) mettono il
loro sigillo a queste sensazioni e garantiscono loro quella certezza che hanno
revocato a tutto il resto. Tutto sembra funzionare ancora se si adotta una
prospettiva, ma basta un’incrinatura che obbliga a cambiare anche solo
lievemente l’angolazione e la stessa realtà, quella che fino a poco fa era
l’unica, appare diversissima: non tanto il contrario che sarebbe in qualche
modo, catastrofico magari, rassicurante come prima, quanto alieno, spiazzante,
imprevedibile, incomprensibile e in nessun modo governabile. Gli strumenti di
interpretazioni più solidi e di garantita affidabilità si rivelano
inutilizzabili, e addirittura controproducenti anzi, e si rende necessario,
urgente, trovarne dei nuovi che aiutino a capire. Inventarne di sana pianta non
è facile, forse impossibile, e quindi è indispensabile cercare nella cassetta
degli attrezzi alcuni strumenti poco usati, di valore in apparenza marginale e
a situazioni finora solo marginali applicati, e modificarli in modo che si
adattino alle nuove necessità. Uno di questi, che ha mostrato la propria
efficacia in aree sempre più ampie, è quella di WEIRD, che deriva in parte da
una costellazione concettuale che ha il proprio fulcro. E’ da questa
prospettiva che parte e si sviluppa, illuminando angoli rimasti in ombra e
mostrando in modo nuovo ciò che sembrava scontato, il nuovo libro di Gianluca
Didino, Essere senza casa (minimum fax, 2020).
Per quanto l’unheimlichkeit freudiana l’abbia
anticipato, weird contiene sfumature nuove che possono essere d’aiuto
per comprendere le nuove realtà del secolo XXI, come hanno mostrato Fisher e
altri. Il libro di Didino, che ha come sottotitolo Sulla condizione di
vivere in tempi strani, ne mette alla prova le potenzialità ermeneutiche applicandolo
a ciò che meno sembrerebbe averne bisogno, dal momento che è l’emblema stesso
della familiarità, della sicurezza, di ciò che più è normale e rassicurante: la
casa, estendendo le proprie analisi alle sue principali componenti e
implicazioni, come edificio e come sistema di idee: l’interno e l’esterno, la
soglia ecc., partendo proprio da ciò che sembra minacciarla solo da fuori, il
terrorismo, il riscaldamento globale, il degrado delle città e del paesaggio,
le ondate migratorie, l’impoverimento.
La stranezza e l’inquietante che vi si manifestano, non si
limitano però a rompere le barriere e dissolvere i confini, ma mostrano anche
che ciò che irrompe da fuori e cancella la differenza tra interno e esterno,
può anche essere il numinoso, come nelle Annunciazioni e nelle Apparizioni,
qualcosa che sconcerta ma può anche aprire nuove prospettive, ampliare
orizzonti, dare speranza. Sembra che proprio di quella abbiamo bisogno, e
Didino, andando a perlustrarne i sintomi che già ora si stanno
delineando nei comportamenti sociali, nelle mode e nelle più recenti emergenze
culturali e artistiche, ne illustra le possibili vie, che forse è il caso di
seguire e assecondare, o quantomeno di conoscere, perché se è vero che comunque
ciò che si annuncia, di fatto è già qui e ci coinvolgerà, o travolgerà, in ogni
caso, magari prepararsi, accogliere e non difendersi, opporre la resistenza
indispensabile e per il resto vedere cosa si può fare, non sarebbe poi così
sbagliato. “La posta in gioco è l’estinzione della specie”. Niente di grave,
non esistiamo da sempre. L’universo può fare a meno di noi (anche se forse un po’
gli dispiacerà: ci sarà qualcuno in meno che penserà a lui, si sentirà forse un
po’ più solo). E anche solo la terra, che è quasi certo che ne trarrebbe un
sospiro di sollievo. A noi però dovrebbe interessare scongiurarla nel migliore
dei modi, se possibile.