31/10/15

Gemelli on the beach


Il cielo è coperto, il mare calmo e il vento fermo. Sono già le undici ma la spiaggia è ancora semivuota, quasi tutti gli ombrelloni chiusi. Dei sei aperti nelle mie immediate vicinanze, quattro sono occupati da famigliole composte dai genitori e da una coppia di gemelli, di età dai 2 agli 8 anni circa: tre di sole bambine, mentre l’ultima, quella più piccola, di una femmina dalle vaghe sembianze mongoloidi, ma vivace e intelligente, mentre il maschio è più silenzioso e tranquillo, e solo ogni tanto si dondola sui due piedi da sinistra a destra per minuti e minuti, con movenze che ho visto nei ciechi e negli autistici, senza essere né l’uno né l’altro. 
Per un attimo mi è parso di abitare una mediocre allucinazione all’interno della solita risaputa storia raccontata da uno sconosciuto, il solito cretino con scarsa immaginazione, ma subito mi sono ricreduto: sono nel solito mondo risaputo, è lui ad avere scarsa immaginazione, come la mia annotazione del resto. Non c’è bisogno di inventare o di ipotizzare altro: l’aria del genitori è normalmente ottusa, la pelle mi brucia e sulla passerella tra gli ombrelloni viene verso di me una giovane donna da capelli rossi naturali che tiene per mano una sua gemella in miniatura di 9-10 anni che di sicuro è sua figlia. Qualche metro indietro, la segue, con passo pesante e instabile, il mostro della palude silenziosa, con i suoi occhi gonfi, la cresta dorsale e la sua bocca dalle labbra sporgenti e rigonfie che taglia tutta la testa come uno squarcio osceno. Ha la pelle chiara e senza squame, però, e è obeso.

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